Ippolita - Open non è Free [Pdf - Ita] [tntvillage.org]
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Gli hackers fanno molto e dicono poco. Ma, nell'era della tecnocultura, hanno molto da insegnarci: la passione per la tecnologia, la curiosità che li spinge a metterci sopra le mani, a smontare per comprendere, a giocare con le macchine, a condividere i codici che creano. Essere pirati informatici significa essere pirati della realtà. Essere protagonisti attivi, agire e non subire il cambiamento; usare la tecnologia per soddisfare i propri bisogni e i propri desideri; porsi in un continuo dialogo con il flusso di informazioni delle reti, informatiche e umane. L'etica hacker, le pratiche di condivisione e cooperazione interessano ora anche il mercato, che ha assunto il metodo di sviluppo delle comunità hacker per risollevarsi dopo la bolla speculativa della net economy. I termini cambiano poco, da software libero (free software) a software aperto (open source), ma in realtà cambia tutto. Il passaggio è doloroso: la curiosità per il nuovo diventa formazione permanente, la fluidità delle reti diventa flessibilità totale, la necessità di connessione per comunicare diventa lavoro 24 ore su 24: semplici ed efficaci slogan del mercato globale. La cultura hacker cerca allora di elaborare nuove vie di fuga, insistendo sulla forza delle comunità e sulla responsabilità delle scelte individuali.
Ippolita è un gruppo di ricerca composto da hacker e agitatori sociali, un server e una comunità di “scriventi”, un crocevia per condividere strumenti e competenze tra i linguaggi del digitale e i linguaggi della scrittura.
ippolita.net è il nome collettivo che ha firmato il libro Open non è Free (Eleuthera, 2005) ed è un server indipendente per iniziative editoriali, improntato alla possibilità di dotarsi di strumenti per elaborare progetti e condividere informazioni.
ippolita.net vuole essere una mappa in continua evoluzione e trasformazione in grado di linkare universi differenti, alla perenne ricerca di tutti i collegamenti possibili, non solo nella rete.